Tecnologie emergenti
Dalla kill chain all'inganno visivo: l'IA nella guerra contemporanea
Tratto dall'articolo pubblicato su HegoMag, numero di maggio 2026.
La guerra è il luogo in cui le tecnologie smettono di essere strumenti e diventano organizzazione e decisione. Al centro c’è il Command and Control: persone, processi e reti costruiti per trasformare l’informazione in azione. Dentro questa architettura sta la kill chain, la sequenza che porta dall’informazione alla valutazione fino a un effetto coerente con uno scopo politico e operativo. Più è corta, meglio è, purché non perda in precisione.
Comprimere il tempo
L’intelligenza artificiale entra qui: non per sostituire il comandante, ma per ridurre il tempo tra raccolta dei dati, comprensione della situazione e scelta. Il caso più noto è Project Maven, nato nel 2017 per analizzare immagini e video da drone e diventato un sistema che offre raccomandazioni in tempo reale. L’algoritmo fa la prima scrematura, gli analisti validano. In esercitazione, tecnologie collegate avrebbero ridotto il ciclo di vita di un bersaglio da giorni a minuti. L’IA è prima di tutto un moltiplicatore di velocità organizzativa.
Ma accelerare crea nuovi rischi: l’errore si sposta a monte, nella fiducia prematura in ciò che la macchina restituisce, l’AI authority bias.
Armi economiche, autonome, scalabili
Il drone LUCAS, derivato per reverse engineering dallo Shahed-136 e pensato per operare in sciame oltre la linea visiva, costa circa 35.000 dollari. Un missile Tomahawk ne costa oltre due milioni. Il rapporto tra il costo dell’attacco e quello della difesa può cambiare radicalmente.
L’inganno povero contro la macchina
Più la decisione si appoggia alla visione artificiale, più conviene colpire non il mezzo ma il modo in cui l’algoritmo guarda. Esche gonfiabili, sagome dipinte, copertoni sulle ali degli aerei: in Ucraina sono serviti a far sprecare munizioni costose e a confondere i sistemi di riconoscimento. Non sempre funzionano, ma basta degradare la fiducia nel modello per rallentare la catena e imporre verifiche umane.
E l’asimmetria dei costi è enorme: solo per l’etichettatura dei dati di Maven è stato aperto un bando da 708 milioni di dollari, mentre le contromisure costano vernice, gomma e sagome. In guerra non serve sempre distruggere la macchina: a volte basta farla dubitare di ciò che vede.
Il Kalashnikov del futuro
Il vantaggio andrà a chi ha più calcolo e più dati? Quella superiorità poggia su chip, sensori, materie prime critiche e filiere industriali, e sposta i teatri verso l’Africa, l’Artico e lo spazio. Il prossimo “Kalashnikov”, l’arma destinata a diffondersi per semplicità, costo e impatto, potrebbe essere un algoritmo abbastanza buono su un chip abbastanza economico. La risposta, probabilmente, è già al fronte.
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