Quando DeepSeek ha mostrato che si potevano addestrare modelli di frontiera a una frazione del costo, i mercati hanno pensato che la fame di energia dell’intelligenza artificiale si sarebbe ridotta. Il 27 gennaio 2025 Nvidia ha perso quasi seicento miliardi di dollari in un giorno, e con lei sono crollate le società elettriche. Il ragionamento era lineare: se l’IA costa il novanta per cento in meno, servono meno chip, meno data center, meno corrente.

Era la scommessa sbagliata. Lo stesso giorno Satya Nadella, a capo di Microsoft, ha risposto citando il paradosso di Jevons: nel 1865 l’economista notò che rendere più efficiente l’uso del carbone ne moltiplicava il consumo. Più l’IA diventa efficiente e accessibile, più il suo uso esplode. Detto da uno dei maggiori proprietari di data center al mondo, non è una consolazione: è una confessione.

Perché l’efficienza non alleggerisce

L’efficienza di DeepSeek riguarda l’addestramento. Ma l’IA consuma anche ogni volta che risponde, e i modelli di ragionamento generano risposte lunghe: secondo MIT Technology Review una singola risposta poteva costare in energia quanto dieci minuti di video in streaming. E quando il calcolo costa meno, lo si infila ovunque: in ogni ricerca, documento, riga di codice, telefono. Uno studio sui data center ha stimato un effetto rimbalzo superiore al cento per cento: i risparmi vengono riassorbiti, e poi superati, dall’aumento dell’uso.

I fatti

Nelle settimane successive nessuno ha tagliato. Meta ha portato gli investimenti per il 2025 nell’ordine dei 60-65 miliardi di dollari. L’Agenzia internazionale dell’energia continua a prevedere che i data center passino dai 415 terawattora consumati nel 2024 a 945 nel 2030, quasi il triplo.

La domanda vera: dove

“Immateriale” è sempre stata la parola sbagliata. In un sistema fisico l’efficienza non sottrae: distribuisce. Ogni progresso nel fare di più con meno diventa un permesso di fare molto di più, e quel di più ricade da qualche parte: su una rete elettrica, su una falda, su un pezzo di suolo vicino a qualcuno. La domanda che il racconto della smaterializzazione ci fa saltare è la più concreta di tutte: dove.

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